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Corriere della Sera, 1 agosto 2004
 

A giugno e luglio turismo in calo, è iniziata l' estate dello scontento

Severgnini Beppe

L' estate scorsa, per rifornire le auto dei villeggianti, l' autocisterna passava cinque volte la settimana; quest' estate passa solo tre volte. Nel 1992 l' Italia registrava 112 milioni di presenze turistiche, oggi è scesa a 88 milioni; nello stesso periodo la Spagna è salita da 58 a 114 milioni. Sotgiu Agostino (benzinaio, Palau) e Berlusconi Silvio (primo ministro, Roma), per vie diverse, sono arrivati alla stessa conclusione: le cose, per il turismo italiano, non vanno bene. Le dichiarazioni sono state rilasciate rispettivamente ieri, presso un distributore Agip di Santa Teresa di Gallura (via Nazionale, angolo strada per Capo Testa), davanti a molti furbi che tagliavano nella stazione di servizio per evitare il semaforo; e giovedì alla Farnesina, davanti a centosessanta ambasciatori, ai quali il presidente del Consiglio ha chiesto di darsi da fare per sostenere un' industria che vale, a sentir lui, il 20% del prodotto interno lordo. Essendo presente in entrambe le occasioni, posso affermare che sia Sotgiu sia Berlusconi apparivano preoccupati, e non avevano soluzioni pronte da offrire. Se i dati turistici di giugno erano tristi, quelli di luglio sono cupi. Secondo un sondaggio condotto dal Sib (Sindacato Italiano Balneari, che associa diecimila imprese e aderisce alla Confturismo), si registra un calo di presenze che va dal disastroso (Puglia: -30% in giugno, -25% in luglio) al deludente (Sicilia: -15% e -5) passando per il preoccupante (Toscana: -20 e -15%). «E non sembrano esserci prospettive migliori per agosto - dice il presidente Riccardo Scarselli all' Ansa -. Abbiamo infatti poche prenotazioni». Non c' è dubbio. Se va avanti così, questa rischia di essere «l' estate del nostro scontento»: e citare una tragedia di Shakespeare il primo agosto, come vi diranno in qualunque stabilimento balneare, non è un buon segno. Perché accade? Avrete già sentito di tutto, quindi ci limitiamo a riassumere. Cambio di abitudini, per cominciare: la gente preferisce tante piccole vacanze durante l' anno alle tradizionali ferie estive. Crisi economica e aumenti dei prezzi, a seguire: qui in Gallura chiedono duemila euro d' affitto per un bungalow, ed è un modo di dire a chi vive di uno stipendio: «Tu, vai pure da un' altra parte». C' è poi un terzo elemento meno noto, almeno nelle sue dimensioni: sempre più italiani vanno all' estero (27%, contro il 10% di francesi e spagnoli), sempre meno stranieri vengono in Italia: 36 milioni, contro i 51 milioni che vanno in Spagna e i 77 milioni che scelgono la Francia. Il dato viene da uno studio commissionato dal dipartimento Innovazione e Tecnologie alla società di consulenza McKinsey che, prima di proporre alcune soluzioni (portale nazionale del turismo, digitalizzazione dei contenuti del patrimonio culturale, agroalimentare, ambientale), commenta: «Il basso rapporto qualità/prezzo delle strutture ricettive italiane è percepito soprattutto dai turisti stranieri, che riscontrano prezzi elevati, bassa qualità e disorganizzazione dei servizi di accoglienza in loco, insufficiente conoscenza della lingua straniera da parte degli addetti, una carenza di informazioni e di comunicazioni mirate». Voi direte: che cosa c' entra il dipartimento Innovazione e Tecnologie? C' entra, per due motivi. Perché il ministero del Turismo non c' è più, e qualcuno deve pur occuparsene (quindi, Stanca, non si stanchi). E c' entra perché il governo crede che per recuperare il terreno perduto occorra puntare su Internet. Dove, tanto per cambiare, siamo indietro: soltanto il 5% delle strutture ricettive ha una presenza sulla rete, contro una media europea del 35%. Come dire: se cerco un albergo olandese su internet, tre/quattro volte su dieci lo trovo. Se cerco un albergo italiano, diciannove volte su venti non lo trovo. Risultato: nel 1970 l' Italia era la prima potenza turistica del mondo; oggi siamo al quarto posto (dopo Francia, Spagna, Usa). «L' Italia non sembra sfruttare appieno l' unicità e il pregio del proprio patrimonio culturale, artistico, agroalimentare, ambientale e del "made in Italy", scontando un ritardo competitivo rilevante rispetto agli altri principali concorrenti europei», prosegue il rapporto di McKinsey. Con tutto il rispetto per i mitici consulenti, dico: questo lo sa anche Agostino Sotgiu. Il problema è: adesso che ci siamo cacciati (anche) in questo buco, come ne veniamo fuori? www.corriere.it/severgnini 5% LA PRESENZA in percentuale delle strutture ricettive italiane su Internet. La media europea è del 35% 43% IL TASSO di occupazione netta delle strutture alberghiere in Italia. La media europea è del 60% 1970 L' ANNO in cui l' Italia era prima tra le superpotenze turistiche: nel 2003 era al quarto posto dopo Francia, Spagna e Usa -25% IL CALO record delle presenze di luglio sulle spiagge pugliesi. A giugno primato negativo per Puglia e anche Liguria (-30%)

 
 

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