A giugno e luglio turismo in calo, è iniziata
l' estate dello scontento
Severgnini Beppe
L' estate scorsa, per rifornire le auto dei villeggianti, l' autocisterna
passava cinque volte la settimana; quest' estate passa solo tre volte.
Nel 1992 l' Italia registrava 112 milioni di presenze turistiche,
oggi è scesa a 88 milioni; nello stesso periodo la Spagna è salita
da 58 a 114 milioni. Sotgiu Agostino (benzinaio, Palau) e Berlusconi
Silvio (primo ministro, Roma), per vie diverse, sono arrivati alla
stessa conclusione: le cose, per il turismo italiano, non vanno bene.
Le dichiarazioni sono state rilasciate rispettivamente ieri, presso
un distributore Agip di Santa Teresa di Gallura (via Nazionale, angolo
strada per Capo Testa), davanti a molti furbi che tagliavano nella
stazione di servizio per evitare il semaforo; e giovedì alla
Farnesina, davanti a centosessanta ambasciatori, ai quali il presidente
del Consiglio ha chiesto di darsi da fare per sostenere un' industria
che vale, a sentir lui, il 20% del prodotto interno lordo. Essendo
presente in entrambe le occasioni, posso affermare che sia Sotgiu
sia Berlusconi apparivano preoccupati, e non avevano soluzioni pronte
da offrire. Se i dati turistici di giugno erano tristi, quelli di
luglio sono cupi. Secondo un sondaggio condotto dal Sib (Sindacato
Italiano Balneari, che associa diecimila imprese e aderisce alla
Confturismo), si registra un calo di presenze che va dal disastroso
(Puglia: -30% in giugno, -25% in luglio) al deludente (Sicilia: -15%
e -5) passando per il preoccupante (Toscana: -20 e -15%). «E
non sembrano esserci prospettive migliori per agosto - dice il presidente
Riccardo Scarselli all' Ansa -. Abbiamo infatti poche prenotazioni».
Non c' è dubbio. Se va avanti così, questa rischia
di essere «l' estate del nostro scontento»: e citare
una tragedia di Shakespeare il primo agosto, come vi diranno in qualunque
stabilimento balneare, non è un buon segno. Perché accade?
Avrete già sentito di tutto, quindi ci limitiamo a riassumere.
Cambio di abitudini, per cominciare: la gente preferisce tante piccole
vacanze durante l' anno alle tradizionali ferie estive. Crisi economica
e aumenti dei prezzi, a seguire: qui in Gallura chiedono duemila
euro d' affitto per un bungalow, ed è un modo di dire a chi
vive di uno stipendio: «Tu, vai pure da un' altra parte».
C' è poi un terzo elemento meno noto, almeno nelle sue dimensioni:
sempre più italiani vanno all' estero (27%, contro il 10%
di francesi e spagnoli), sempre meno stranieri vengono in Italia:
36 milioni, contro i 51 milioni che vanno in Spagna e i 77 milioni
che scelgono la Francia. Il dato viene da uno studio commissionato
dal dipartimento Innovazione e Tecnologie alla società di
consulenza McKinsey che, prima di proporre alcune soluzioni (portale
nazionale del turismo, digitalizzazione dei contenuti del patrimonio
culturale, agroalimentare, ambientale), commenta: «Il basso
rapporto qualità/prezzo delle strutture ricettive italiane è percepito
soprattutto dai turisti stranieri, che riscontrano prezzi elevati,
bassa qualità e disorganizzazione dei servizi di accoglienza
in loco, insufficiente conoscenza della lingua straniera da parte
degli addetti, una carenza di informazioni e di comunicazioni mirate».
Voi direte: che cosa c' entra il dipartimento Innovazione e Tecnologie?
C' entra, per due motivi. Perché il ministero del Turismo
non c' è più, e qualcuno deve pur occuparsene (quindi,
Stanca, non si stanchi). E c' entra perché il governo crede
che per recuperare il terreno perduto occorra puntare su Internet.
Dove, tanto per cambiare, siamo indietro: soltanto il 5% delle strutture
ricettive ha una presenza sulla rete, contro una media europea del
35%. Come dire: se cerco un albergo olandese su internet, tre/quattro
volte su dieci lo trovo. Se cerco un albergo italiano, diciannove
volte su venti non lo trovo. Risultato: nel 1970 l' Italia era la
prima potenza turistica del mondo; oggi siamo al quarto posto (dopo
Francia, Spagna, Usa). «L' Italia non sembra sfruttare appieno
l' unicità e il pregio del proprio patrimonio culturale, artistico,
agroalimentare, ambientale e del "made in Italy", scontando
un ritardo competitivo rilevante rispetto agli altri principali concorrenti
europei», prosegue il rapporto di McKinsey. Con tutto il rispetto
per i mitici consulenti, dico: questo lo sa anche Agostino Sotgiu.
Il problema è: adesso che ci siamo cacciati (anche) in questo
buco, come ne veniamo fuori? www.corriere.it/severgnini 5% LA PRESENZA
in percentuale delle strutture ricettive italiane su Internet. La
media europea è del 35% 43% IL TASSO di occupazione netta
delle strutture alberghiere in Italia. La media europea è del
60% 1970 L' ANNO in cui l' Italia era prima tra le superpotenze turistiche:
nel 2003 era al quarto posto dopo Francia, Spagna e Usa -25% IL CALO
record delle presenze di luglio sulle spiagge pugliesi. A giugno
primato negativo per Puglia e anche Liguria (-30%) |